Open Arms Italia
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Organizzazione no-profit. Salviamo vite. Dona il tuo 5x1000 indicando il codice fiscale 97996290587
Con il nostro Progetto Origine lavoriamo dal 2018 insieme alle comunità locali per trasformare la necessità di fuggire nella possibilità di restare, formando i giovani, sostenendo progetti imprenditoriali e offrendo informazioni veritiere sulle rotte migratorie.
Di fronte a questa realtà, esiste un'altra strada: agire in origine. Creare alternative. Generare opportunità concrete. Promuovere formazione e progetti per il futuro che permettano alle persone di costruirsi una vita dignitosa senza dover rischiare la propria.
Lo vediamo ogni giorno nel Mediterraneo: l'inasprimento delle politiche europee non impedisce a migliaia di persone di continuare a mettersi in mare. Non per scelta, ma per mancanza di alternative. Alzare barriere non ferma la disperazione: la rende solo più pericolosa.
In un mondo distopico, si interviene più sulle conseguenze che sulle cause di una crisi. In quel mondo, si destinano più risorse a fermare chi fugge dalla guerra, dalla violenza, dalla fame o dalla povertà che ad affrontare le cause che lo costringono a farlo.
Da oltre dieci anni lo denunciamo. L'Europa ha deciso di pagare Paesi terzi perché facessero il lavoro sporco al di fuori dei suoi confini, e oggi finge di sorprendersi quando quegli stessi governi usano migliaia di esseri umani come strumento di pressione politica.
Quando questi Paesi trasformano le persone in uno strumento di pressione, le conseguenze sono inevitabili. Il dibattito non può limitarsi a ciò che accade quando persone arrivano a una frontiera. Bisogna chiedersi perché accade, chi ha preso queste decisioni e chi ne paga davvero il prezzo.
Ceuta è al centro delle cronache, ma le immagini mostrano solo l'ultimo capitolo di una storia iniziata molti anni fa. Da oltre dieci anni, l'Unione europea ha scelto di esternalizzare il controllo delle proprie frontiere, delegando questa responsabilità a Paesi terzi in cambio di miliardi di euro.
In un mondo distopico, le tragedie smettono di fare notizia. Ciò che un tempo occupava le prime pagine e apriva i telegiornali viene relegato a una breve colonna, a poche righe che a malapena riescono ad attirare l'attenzione.
Grazie al vostro sostegno, da maggio abbiamo potuto mettere in salvo 179 persone durante le nostre missioni nel Mediterraneo centrale. Ma pensiamo anche alle vite che non siamo riusciti a raggiungere. Ogni porto lontano assegnato significa meno tempo da dedicare alle attività di ricerca e soccorso.
Il soccorso è stato comunicato alle autorità, che hanno assegnato il porto di Salerno come luogo di sbarco, a due giorni di navigazione. Il 24 luglio, le sei persone hanno finalmente potuto sbarcare in un luogo sicuro.
Nelle prime ore del 22 luglio ha individuato una piccola imbarcazione alla deriva. A bordo si trovavano sei persone, tra cui due minorenni, partite dalla Libia alcuni giorni prima. Dopo averle tratte in salvo a bordo della nave, l'equipaggio ha fornito loro assistenza medica e le cure necessarie.
All'inizio di luglio, nel corso della Missione 129, l'equipaggio della Open Arms ha soccorso 101 persone in due operazioni di salvataggio. Con appena il tempo di riposare, ha dato immediatamente inizio alla Missione 130.
Otto anni fa, il 16 luglio 2018, abbiamo soccorso Josepha. Era l'unica sopravvissuta a un naufragio al largo delle coste della Libia. Era rimasta aggrappata ai resti di un'imbarcazione per quasi 48 ore. Siamo arrivati in tempo.
In un mondo distopico,la solidarietà viene messa in dubbio. L'empatia diventa motivo di polemica. Al contrario, l'indifferenza non scandalizza. Disinteressarsi della sofferenza altrui è considerato accettabile. E non fare nulla finisce per sembrare più sensato che tendere una mano.
L’Astral ha già attraversato il Mediterraneo e l’Atlantico. Ora naviga nei Caraibi. Mancano pochi giorni all’arrivo a Cuba con una missione molto concreta: contribuire a fare in modo che un’unità di terapia intensiva pediatrica non rimanga mai più senza elettricità.
Siamo in Venezuela. Dopo il terremoto che ha colpito il nord del Paese, il nostro team sta sostenendo a La Guaira le squadre di soccorso con alloggio, cibo e assistenza logistica, affinché possano continuare a cercare persone sotto le macerie. Sostieni la missione www.openarms.es/it/help/emer...
In un mondo distopico, alcuni rappresentanti delle più longeve democrazie mondiali parlano degli esseri umani come se fossero merci, senza il minimo pudore. Nelle istituzioni si scandiscono slogan che chiedono di rimandare persone vulnerabili negli inferni da cui sono fuggite per salvarsi la vita.
Eppure, l'assegnazione sistematica di porti lontani produce l'effetto opposto: riduce la capacità operativa di chi lotta ogni giorno per salvare vite nel Mediterraneo. Le loro decisioni ci allontanano dalla zona di soccorso e da chi è ancora in pericolo.
Le Linee guida dell'Organizzazione Marittima Internazionale stabiliscono che, dopo un'operazione di soccorso, le navi non dovrebbero essere soggette a ritardi indebiti né a oneri inutili.
Ogni volta che una nave di soccorso viene indirizzata verso un porto situato a centinaia di miglia dall'area in cui ha appena salvato delle vite, non si allunga soltanto la traversata: si consumano tempo, carburante e risorse che potrebbero essere impiegati per continuare a salvare vite.
Ogni missione che affrontiamo è diversa, ma tutte nascono dalla stessa idea: Essere dove c'è bisogno, quando c'è bisogno. Grazie per renderlo possibile, perché Open Arms siete voi. Aiutaci a continuare. www.openarms.es/it/dona-ora
In un mondo distopico, insegnare i valori umani è considerato indottrinamento. In questo mondo, parlare di empatia, solidarietà, uguaglianza o diritti umani suscita più sospetti dell’odio, dell’indifferenza o della discriminazione. Educare a comprendere l’altro viene percepito come una minaccia.
Il mondo al contrario. Persone perseguite per aver soccorso chi sta annegando. Indagate per aver evitato una morte. Perseguitate per aver offerto acqua, riparo o aiuto.
Ieri a Strasburgo, è stato approvato l’ultimo step per l’entrata in vigore del Regolamento europeo dei rimpatri. 218 i contrari, 30 gli astenuti e 418 i voti a favore dei partiti di destra che hanno esultato tra i banchi.
Oggi, nella Giornata Internazionale dei Bambini Innocenti Vittime di Aggressioni, ricordiamo chi ha perso molto più della propria sicurezza: la propria infanzia. Bambini e bambine che crescono sotto le bombe a Gaza. Intrappolati in conflitti dimenticati.
In un mondo distopico, proteggere i confini è più importante che proteggere le vite. In questo mondo, una vita vale meno di una linea tracciata su una mappa. La deterrenza prevale sul soccorso, l’esclusione viene presentata come sicurezza e l’indifferenza prende il posto dell’umanità.
Ultima tappa per l’Astral, questa volta alle Canarie, prima di fare rotta verso Cuba. Negli ultimi giorni, il discorso è degenerato pericolosamente. Alcuni parlano già apertamente di intervento militare, di dispiegamenti navali e di “prendere” l’isola.
La nostra missione di supporto alla Global Sumud Flotilla è diventata una missione di soccorso dopo l'assalto illegale delle forze israeliane in acque sotto responsabilità europea. Mentre vite umane erano in pericolo, le autorità competenti hanno scelto di voltarsi dall'altra parte.
In un mondo distopico le popolazioni in fuga dalla guerra non sono tutte uguali: dipende da dove fuggono. La provenienza e il colore della pelle saranno determinanti per proteggere la tua vita.